‘Una
Grande Fortuna’ è quasi un musical-documentario
che si dipana su una traccia di finzione. E’
un film atipico in cui la storia si esprime essenzialmente
attraverso le immagini e la colonna sonora. E’
un film di viaggio, che canta l’amore per
il viaggio, è un omaggio ironico alla tradizione
‘on the road’ americana, al blues e
alla ruralità comune da entrambe le sponde
degli oceani. Il protagonista Matt è un hoboe
contemporaneo catapultato nella vecchia Europa.
Cammina incessantemente, attraversa montagne, laghi,
colline e ferrovie. Gli incontri scandiscono la
sua crescita e sorpresa esistenziale, che siano
con anziani pittori, avvenenti ragazze guardiaparco,
contadini, animali notturni, cacciatori di streghe
e di tartufi. L’intenzione è stata
quella di muoversi da un’idea di commissione
legata alla terra del Piemonte (Alberto Molinari
è di origini piemontesi) per comporre una
favola umanista e surreale.
L’ispirazione,
lontanissima e ovviamente irraggiungibile è
quella del genio Orson Welles che riusciva a trasformare
in qualcosa di personale anche le commissioni, o
dello stesso Wim Wenders (i ritratti degli stilisti).
E un omaggio a Welles è proprio la figura
del notaio interpretata dal musicista Giorgio Conte,
sdraiato con un sigaro in bocca su un letto drappeggiato
e decadente come il Welles-avvocato del ‘Processo’
tratto da Kafka.
‘Una
grande Fortuna’ è anche un western
movie nella concezione legata lontanamente agli
anni sessanta, all’iniziazione legata alla
natura e ai suoi frutti tipica dell’esoterismo
latinoamericano. E se negli anni sessanta le sostanze
naturali di introspezione spirituale erano quelle
psichedeliche, in questo film troviamo il cileno
Luis Sepulveda che in un breve cameo canta il potere
rivelatore del vino genuino come unica verità
accettabile. Ma lo spirito del film vuole essere
estremamente ironico e leggero, una piccola favola
scandita da un improbabile Coro Greco-Piemontese,
un’educazione sentimentale al passo di swing,
un’apertura alla natura e ai suoi ritmi; un
altro film di riferimento e ispirazione è
sicuramente ‘Local Hero’ in cui il protagonista
rinunciava alla carriera per una vita più
sana.
La
commistione stilistica di ‘Una Grande Fortuna’
è anche quella tipica dei lavori precedenti
Ganga cioè una dinamica a metà tra
dilatazioni descrittive e ritmi sincopati che rasentano
un montaggio da videoclip musicale. I registi, Francesco
Cabras e Alberto Molinari, insieme a Francesco Struffi,
sono inevitabilmente anche direttori della fotografia
e operatori di macchina poiché questo metodo
di lavoro non potrebbe comprendere altre alternative.
‘Una Grande Fortuna’ è stato
girato secondo un copione scritto ma soprattutto
attraverso gli incontri estemporanei avvenuti durante
i mesi delle riprese. La troupe si spostava con
due furgoncini stipati di materiali, vestiti e strumenti
musicali come un piccolo Rock’n’Roll
Circus in giro per il Piemonte.
La
colonna sonora è stata composta, arrangiata
e diretta dal maestro Alessandro Molinari che per
l’esecuzione si è avvalso della preziosa
collaborazione dell’Orchestra Sinfonica Giovanile
del Piemonte. Uno dei temi è stato composto
da Alberto Molinari, e le due canzoni (‘I’m
rich’, ‘Una grande fortuna’),
scritte e interpretate dal protagonista Pierson,
sono state orchestrate dall’arrangiatore Mario
Raja. Giorgio Conte ha rielaborato e cantato una
sua canzone e gli altri interventi musicali sono
dei Trelilu e di Silvio Orlandi. La registrazione
della colonna sonora è stata realizzata da
Renato Campaiola e Mario Bertodo della SMC al Teatro
Giocosa di Ivrea. Nell’arco di tutto il documentario
la Corale di Rodello ha scandito, come un improbabile
e ironico Coro Greco, i momenti salienti della storia.